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SEVESO — La strada potrebbe essere ancora lunga, ma oggi le
centinaia di famiglie di Seveso che vivono all'ombra degli
elettrodotti della Cislago-Bovisio hanno una certezza:
alcuni piloni saranno eliminati mentre altri innalzati, per
ridurre del 40 per cento il campo magnetico nell'area
sottostante. Una novità prevista dal progetto preliminare
presentato dall'Enel al comune di Seveso. La situazione
potrebbe diventare un caso nazionale, se realizzata in tempi
brevi, e soprattutto la soluzione a un problema che si
trascina da decine di anni e che lungo la linea
dell'elettrodotto registra situazioni davvero limite: non
solo a Seveso i fili viaggiano molto al di sotto di quanto
stabilisce la normativa, ma addirittura a Cesano Maderno i
bambini della scuola elementare di via Stelvio davanti alle
proprie finestre notano prima il pilone di 30 metri
piuttosto che gli alberi.
«E' dal 1998 che combattiamo con l'Enel per far sentire la
nostra voce - sottolinea l'assessore all'ecologia del comune
di Seveso, Marzio Marzorati - o meglio per verificare, e
quindi intervenire, se i piloni da 380mila volt e quelli da
220 mila volt, che viaggiano sopra i tetti delle famiglie
dell'Altopiano, sono a norma. Oggi abbiamo finalmente
ottenuto un progetto e soprattutto delle cifre che ci hanno
dato ragione». L'Arpa (Agenzia regionale protezione
ambiente) ha posizionato delle centraline in 23 case di
Seveso: in venti per qualche ora, mentre in tre per
un'intera giornata. «Su 13 casi, registrati sotto i piloni
da 380mila volt, 9 sono fuori normativa, ovvero la distanza
tra il tetto dell'abitazione e il pilone è addirittura di 10
metri, nettamente inferiore al limite stabilito per legge
che è di 30 metri. La stessa situazione si è registrata in
10 casi per i 220 volt. Un dato, arrivato sul nostro tavolo
all'inizio del mese, che non poteva lasciare indifferente l'Enel
che in risposta ha presentato tre strade».
Interrare la linea, ma questo costerrebbe oltre 6 milioni di
euro totalmente a carico del comune, spostare i tralicci, ma
questo vorrebbe dire entrare nel parco delle Groane e
invadere altre proprietà private, oppure innalzare la linea
da 380mila volt a 70 metri e far passare sui medesimi piloni
la linea da 220mila volt, che sarebbe quindi eliminata dal
territorio dell'Altopiano. Strada quest'ultima scelta da
Seveso. «I cavi non aumenteranno rispetto agli attuali sei,
anzi scenderanno a quota tre». Le intenzioni
dell'amministrazione sono chiare.
«Continueremo a incalzare l'Enel - conclude Marzorati - per
far tagliare al più presto possibile l'ambito traguardo».
«In base alla normativa al momento in vigore - sottolinea il
consigliere David Galli, della Lega Nord e residente
all'Altopiano sotto i tralicci - l'Enel ha tempo sino al
2008 per dare il via ai lavori. Non possiamo aspettare, non
possiamo correre il rischio che il cantiere venga rinviato
ulteriormente, dobbiamo fissare dei paletti precisi: l'Enel
dovrà presentare entro il settembre prossimo il progetto
esecutivo ed entro il giugno del 2004 i piloni dovranno
essere innalzata. Non possiamo fermarci ora. Abbiamo
contattato il ministero, attraverso i parlamentari della
zona, abbiamo lavorato molto con l'amministrazione comunale,
in particolare gli assessori Renato Alari, Marzio Marzorati
e Marco Mastrandrea, ora l'Enel ci deve ascoltare». Certo i
precedenti non sono positivi: il comune di Arese ha vinto,
nel 1999, una causa storica contro l'Enel puntanto sul
principio precauzionale (la paura di contrarre un tumore).
Ad oggi non è stato fatto nulla. |
| di
Arianna Bonfanti |
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